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disegno di Gianluca Costantini, usato per gentile concessione dell’autore

Mercoledì 2 settembre 2020, all’età di 59 anni, è venuto a mancare David Graeber, antropologo e attivista anarchico. La sua scomparsa lascia un grande vuoto sia nel panorama intellettuale libertario, sia nei vari movimenti che cercano di realizzare un mondo diverso.
L’11 ottobre dello stesso anno la compagna di David, Nika Dubrovsky, insieme ad alcuni amici hanno ideato in suo ricordo un evento globale dal nome altisonante: l’Intergalactic Memorial Carnival for David Graeber, ovverosia una miriade di iniziative autonome organizzate in tutto il mondo da chiunque volesse rendergli omaggio. L’occasione ha anche portato alla creazione di un sito internet dove, tra le altre cose, potete trovare la bibliografia completa dei testi scritti da David, una rassegna dei suoi articoli, interventi video e vari altri materiali.

A Milano, per ragioni logistiche, il tributo a David si è tenuto qualche giorno prima, l’8 ottobre, ed è stato organizzato dalla casa editrice elèuthera e dalla libreria bistrot Anarres, spazio sorto nel 2019 in zona Pasteur a Milano che unisce ottimamente dimensione culturale e sociale.
Le voci che hanno vivacemente e brillantemente interpretato i testi di David sono state quelle di Stefano Boni, Lorenzo Pezzica (membro storico del CSL), Olimpia Lanzo (artista e già voce di Claudia Pinelli nel film di animazione Pino – vita accidentale di un anarchico) e infine Moreno Agnella (amico di lunga data del CSL e voce narrante del documentario dedicato alla figura di Bookchin che abbiamo realizzato nel gennaio 2021).
La scelta di esporre così “teatralmente” il pensiero di David ha reso ancor più evidenti le sue qualità di esposizione così come l’originalità e l’estrema lucidità del suo pensiero. Come abbiamo già avuto modo di scrivere altrove è stato infatti uno dei pochi che, in epoche non remote, ha saputo coniugare una profonda riflessione teorica a un continuo confronto con la pratica e l’attività politica. Insomma proprio una di quelle persone uniche di cui sentiremo a lungo la mancanza…

Di seguito è possibile consultare gli scritti di David citati nel corso del tributo, e una sua breve autobiografia.


Una mini biografia di David Graeber, scritta da David stesso

Sono nato e cresciuto a New York, figlio di Kenneth Graeber, un montaggista [n.d.t. si occupava di sistemare e congiungere i negativi come parte della preparazione delle lastre di stampa nella fotolitografia offset], originario del Kansas, che aveva combattuto nelle Brigate internazionali nella guerra civile spagnola, e Ruth (Rubinstein) Graeber, nata in Polonia, una lavoratrice tessile e casalinga che era stata la protagonista femminile del musical Pins and Needles, prodotto dalla Labor Stage negli anni Trenta.

Cresciuto nella Penn South Co-ops a Chelsea, ho frequentato le scuole pubbliche locali PS 11 e IS 70, sono stato scoperto da alcuni archeologi Maya a causa dello strano hobby che avevo sviluppato di tradurre i geroglifici Maya e ho ricevuto una borsa di studio per frequentare un rinomato collegio per tre anni, la Phillips Academy ad Andover, prima di tornare alle scuole statali, alla SUNY Purchase, dove mi sono laureato in antropologia nel 1984.

Da lì sono andato all’Università di Chicago. Ho vissuto a Chicago per oltre un decennio, tranne per due anni (tra il 1989 e il 1991) durante i quali ho svolto ricerche antropologiche sul campo nell’altopiano del Madagascar, ho conseguito un dottorato di ricerca nel 1996 e poi ho svolto una serie di lavori accademici. Questi includevano l’insegnamento universitario a Chicago, anche se a dire il vero non in maniera molto rilevante in termini di tempo, un anno a Haverford, un anno di disoccupazione che ha compreso un incarico come professore ospite e un corso alla New York University, e una posizione di docente junior a Yale. Nel 2004, il dipartimento di Yale ha votato per non rinnovare il mio contratto, prima che potessi iniziare il processo per la nomina di ruolo. Questa è stata una procedura molto insolita in cui è stato necessario inventare nuove regole per il mio caso (ad esempio,  non è stata consentita alcuna valutazione esterna o da parte di studenti) Yale non ha fornito alcuna ragione per la sua decisione se non l’insoddisfazione per il mio rendimento, ma alcuni hanno ritenuto che non fosse stato del tutto irrilevante che io fossi a quel tempo piuttosto attivo nel movimento per la giustizia globale e in altri progetti di ispirazione anarchica.

Dopo Yale mi sono trovato “inoccupabile” nel mio paese, ma, per qualche misteriosa ragione, avidamente ricercato da quasi ogni altro posto. Sono finito alla Goldsmiths, University of London, dal 2007 al 2013, lavorando con colleghi stimolanti e studenti meravigliosi, e ora, come professore ordinario, alla London School of Economics, dove sono circondato da alcuni delle migliori e più interessanti persone che si potrebbe sperare di avere intorno. Dopo aver vissuto per alcuni anni in diversi paesi contemporaneamente, mi sono finalmente stabilito a tempo pieno a Londra.

Una volta ho detto a una rivista che sono anarchico da quando avevo sedici anni, quindi immagino che debba essere vero, ma sono diventato attivo in modo significativo solo dopo l’inizio del 2000, quando mi sono buttato nel movimento altermondialista. Si potrebbe dire che tutto il mio lavoro da allora ha esplorato la relazione tra l’antropologia come ricerca intellettuale e tentativi pratici di creare una società libera; libera, almeno, dal capitalismo, dal patriarcato e dalle burocrazie statali coercitive. Di conseguenza, a volte sento di aver dovuto perseguire due carriere a tempo pieno di ricerca e scrittura, una sottoposta a revisione paritaria, l’altra no, poiché nel mio lavoro da attivista sono interessato a cercare di porre il tipo di domanda che coloro che sono attivamente impegnati nel tentativo di cambiare il mondo trovano utile o importante, piuttosto che coloro che finanziano e quelli che ne sono influenzati. Tuttavia, i due ceppi si intrecciano e si influenzano in modi infiniti e, spero, creativi che si rafforzano a vicenda.

Il primo libro che ho scritto è stato Lost People, un’etnografia di Betafo (Arivonimamo), una comunità del Madagascar divisa tra discendenti di nobili e schiavi, e penso ancora che sia il mio migliore, perché è davvero scritto da tutti i personaggi (in ogni senso del termine) che lo abitano. È un tentativo di un’etnografia veramente dialogica, ma di conseguenza è un po’ lungo, quindi ci è voluta un’eternità per pubblicarlo. È stato effettivamente scritto nel 1997, ma è apparso solo dieci anni dopo (2007).

Il primo ad essere pubblicato è stato Toward an Anthropological Theory of Value (2001), in parte un mio omaggio a uno dei miei insegnanti più stimolanti a Chicago, Terry Turner. Più tardi, quando un altro ispiratore ed ex mentore, Marshall Sahlins, ha pubblicato una serie di pamphlet e mi ha chiesto di contribuire con un volume, ho scritto un libricino intitolato Fragments of an Anarchist Anthropology, che da allora mi ha condannato a essere definito “l’antropologo anarchico”, anche se il libro sostiene ampiamente che l’antropologia anarchica non esiste e probabilmente non potrebbe realmente esistere. (Per favore non fatelo. Non chiamereste mai qualcuno “l’antropologo socialdemocratico”, vero?) Ho anche scritto una vasta etnografia dell’azione diretta (Direct Action: An Ethnography) che quasi nessuno legge mai, una raccolta di saggi accademici intitolati Possibilities, la curatela del volume collettaneo Constituent Imagination con Stevphen Shukaitis, un libro di saggi politici intitolato Revolutions in Reverse e Debt: The First 5000 Years, che praticamente tutti sembrano aver letto. Seguono The Democracy Project (che in realtà volevo chiamare “As If We Were Already Free” [“Come se fossimo già liberi”]), L’utopia delle regole (che volevo chiamare “Three Essays on Bureaucracy” [“Tre saggi sulla burocrazia”]), On Kings (scritto insieme a Marshall Sahlins), e Bullshit Jobs: A Theory. Attualmente sto lavorando con l’archeologo David Wengrow su un’intera serie di opere che reinventano completamente l’intera questione delle origini della disuguaglianza sociale, a partire dal modo in cui la questione stessa viene inquadrata. Dopo, chi lo sa?

Ho continuato a essere attivamente impegnato in movimenti sociali di un tipo o dell’altro, per quanto mi è possibile, vivendo in esilio con un lavoro a tempo pieno. Sono stato coinvolto negli incontri iniziali che hanno contribuito a creare Occupy Wall Street, per esempio, e ho lavorato anche con il movimento di liberazione curdo a vario titolo.

Oh, e poiché si tratta di una questione di contesa storica: no, non mi sono inventato personalmente lo slogan “noi siamo il 99%”. Per prima cosa ho suggerito di definirci il 99%. Poi due indignados spagnoli e un anarchico greco hanno aggiunto il “noi” e più tardi un veterano di Food-Not Bombs ha messo il “siamo” in mezzo. E dicono che non puoi creare qualcosa di utile mediante comitato! Includerei i loro nomi, ma considerando il modo in cui l’intelligence poliziesca ha preso a dare la caccia agli organizzatori iniziali di Occupy Wall Street, forse è meglio non farlo.


Estratti citati nel corso del tributo




Fonte: Centrostudilibertari.it