Maggio 30, 2021
Da Bu
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Poco fa, tornando da passeggiata con mami, nella strada dietro il mio caseggiato, sull’asfalto del marciapiede, ai piedi di un palo della luce, c’era una giovane, piccola cornacchia, ferma, “in piedi”, che non si è spostata neanche un po’ al passaggio mio e di mia mamma, nonostante fossimo a meno di un metro. Aveva l’aria impanicata, girava spesso la testa, ma non ha mai nemmeno un po’ mosso le ali. Abbiam pensato inizialmente semplicemente non stesse bene, poi che fosse “caduta dal nido” o, insomma, qualcosa del genere, perché si vedeva che è giovane. In quella è arrivato un signore in canotta azzurra, pelato, con la pelle molto abbronzata, che ha detto “è una giovane corvetta” (stiamo a Milano, zona Corvetto) “caduta dal nido, meglio prenderla e metterla nella siepe”, la siepe dietro il cancello che divide il marciapiede dal giardino di un hotel, “poi ci penserà sua mamma”. Le è andato alle spalle e ha fatto per prenderla, ma lei è riuscita a fare un salto in avanti e sfuggirgli. In quella si è sentito dall’alto un gracchiare forte: mamma cornacchia, sbucata forse dalla chioma dei pini nel giardino dell’hotel, svolazzava intorno alla cima del palo, allarmata, forse arrabbiata. Girava in tondo. Il signore si è riavvicinato alla cornacchietta giovane e questa volta è riuscito a prenderla con la mano destra, poi l’ha racchiusa tra entrambe le mani, l’ha portata verso il cancello, l’ha fatta passare nello spazio tra la base del cancello e il muretto su cui sorge, l’ha posata nella siepe. Io ho detto “Bravo!”. Abbiamo guardato in aria e la madre non si vedeva più. Il signore ha detto “adesso arriverà, se ne occuperà lei”, ci siamo salutati.
Proseguendo verso casa, mia madre giustamente ha osservato che forse la madre della cornacchietta, che era spuntata gracchiando così subitamente quando il signore ha tentato di prendere la cornacchietta, era sempre rimasta lì nei pressi e non era intervenuta prima perché “ho sentito che in questi casi tra gli animali a volte le madri fanno le dure perché i figli si autonomizzino”. “Ci sta”, ho detto io. Dopo un po’ mia madre ha aggiunto “Ho sentito anche che, non mi ricordo più in quale specie, è meglio non toccare i cuccioli anche se li si trovano in giro abbandonati, soli, perché poi la madre, che spesso in realtà è comunque nei pressi, non ne riconosce più l’odore e li abbandona davvero”. “Speriamo che non valga per le cornacchie”, ho detto io. “Si speriamo”, ha detto lei.
Pochi passi dopo, arrivati di fronte al portoncino del “nostro” palazzo, ho visto un bombo, o insomma un’ape grossa, che stava sull’asfalto subito sotto il gradino del marciapiedino che circonda il palazzo, sulla schiena, e agitava convulsamente le zampette. Mi son fermato, mia madre ha cominciato a salire. Lo ho girato piano sulla pancia con la punta di una chiave. Non è volato via, ha continuato ad agitare le zampe e si è di nuovo ribaltato sul dorso. L’ho rigirato; stessa cosa. Tre, quattro volte, stessa cosa.
“Che faccio?”, ho pensato, “Lo ammazzo con una piedata?”, “Ma chi sono io che ne so?, e mi spiacerebbe comunque”, “Ma perché a me capita questa situazione? Va be’ io lo lascio lì e salgo”, e ho fatto il primo piano di scale. C’era la finestra aperta sul pianerottolo tra la prima e la seconda rampa di scale, ho guardato giù, il bombo era ancora lì, sul dorso, pareva fermo.
Sono sceso di nuovo. Agitava ancora le zampe, un po’ più lentamente, sempre convulsamente ma un po’ meno. L’ho rigirato di nuovo, piano, di nuovo non è volato via e invece si è rigirato sul dorso. Di nuovo tre, quattro volte così. L’ho schiacciato con una tallonata forte. Mi è spiaciuto tanto, e non sono del tutto sicuro di aver fatto bene.




Fonte: Bu.noblogs.org