Settembre 19, 2021
Da USI-CIT - Unione Sindacale Italiana
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ERA ORA! Speriamo ardentemente che finalmente l’onnipotenza prevaricatrice della Direzione Aziendale, campione nell’azzeramento dei principali diritti dei propri dipendenti, come il non rispettare le fondamentali regole contrattuali, subisca una brusca battuta di arresto e una inversione di rotta.

E’ quello che è avvenuto con il pronunciamento della sentenza, il 14 settembre 2021, nella causa legate promossa da una cinquantina di dipendenti, sostenuti da USI Sanità e Cobas Sanità, contro il passaggio imposto dal contratto ARIS a quello Uneba.

“Si dichiara l’illegittimità della applicazione del ccnl Uneba ai lavoratori dipendenti soggetti al ccnl ARIS”.  Si dichiara il diritto dei ricorrenti a mantenere la disciplina normativa e retributiva di cui al ccnl ARIS. Si condanna la Fondazione al versamento delle differenze retribuite dovute, oltre interessi e rivalutazione monetaria”. Oltre al pagamento delle spese processuali.      

QUESTO VIENE SENTENZIATO

A quei sindacati, soprattutto firmatari dell’accordo CIA, in nome del cosiddetto male minore, nel corso di una trattativa nei mesi in cui il covid imperava, che nei loro comunicati ci accusavano di sostenere quella causa legale, illudendo i lavoratori, solo a scopo di strumentalizzazione, chissà se ora avranno il pudore di scusarsi pubblicamente.

Questo ricorso legale si è reso necessario dopo la sottoscrizione di quell’accordo, spezzando quell’unità necessaria alla continuazione della lotta contro l’arbitrio imposto dalla Direzione Aziendale.

Tutti sono testimoni che non ci siamo mai arresi, prima e dopo il referendum la cui validità abbiamo contestato, continuando a resistere con i nostri comunicati, mobilitazioni, presidi.

Adesso ci godiamo il dolce sapore di questa prima vittoria, finalmente!

Ma non dormiremo sugli allori: dobbiamo mobilitarci con le unghie e con i denti per difendere questo risultato, perché niente è scontato per sempre.

Il nostro obbiettivo principale in questo momento è quello del riconoscimento del contratto Aris a tutti quelli a cui è stato tolto e la parificazione delle medesime condizioni a quanti avevano già il contratto Uneba.

UNITI SI VINCE!  SOLIDARIETA’ SEMPRE!

Unione Sindacale Italiana   Sanità   –  USI CIT                                            Cesano Boscone  15/09/2021


IL SIGNIFICATO DI QUESTA SENTENZA

La sentenza di cui si parla nel comunicato allegato, distribuito all’interno dell’Istituto della Sacra Famiglia, ha sicuramente una grande importanza nel panorama attuale della Sanità Privata, in quanto esiste una vera e propria giungla nelle applicazioni dei contratti di lavoro, dove, in modo arbitrario, la parte datoriale sceglie di applicare, tra i tanti contratti disponibili, quello che più gli conviene.

Addirittura divide i propri dipendenti applicando più contratti, uno peggiore dell’altro, all’interno della propria azienda. Questo è stato il caso dell’Istituto della Sacra Famiglia (dove un tempo i dipendenti avevano il contratto della sanità pubblica) poi sono stati assunti con il contratto privato ARIS e successivamente, dopo il 2008, con il contratto privato peggiorativo Uneba.

Dalla fine del 2019 l’azienda, allo scopo di ridurre i costi, decide in modo abitrario e unilaterale di collocare i dipendenti con contratto ARIS a quello Uneba. A seguito di assemblee infuocate da parte delle lavoratrici e lavoratori sono iniziate le lotte con mobilitazioni, scioperi, manifestazioni per contrastare questo pesante attacco ai propri diritti fondamentali, come quello alle principali regole contrattuali.

Purtroppo i sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil e AdL Varese, complice una trattativa avvenuta nella situazione più sfavorevole per i lavoratori, in piena epidemia pandemica, hanno sottoscritto un accordo, giustificandolo come “il meno peggio”, in cui accettavano tale passaggio arbitrario, riducendo i danni, ma con molte perdite pesanti, come il passaggio dalle 36 alle 38 ore settimanali e tanto altro ancora.

Questa sentenza è una condanna esplicita del comportamento illegittimo dell’azienda. Ma non ci potrà essere maggior giustizia per i lavoratori nel settore della Sanità Privata fino a quando, come sostiene USI Sanità da sempre, non ci sarà un unico contratto per  l’intero settore della sanità pubblica e quella privata, la quale continuerà ad avantaggiarsi usufruendo dei costi ridotti dei contratti che utilizza.

E. Moroni




Fonte: Usi-cit.org