Novembre 24, 2021
Da Il Manifesto
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Yu Zhang, è professore alla Southern University of Science and Technology di Hong Kong, esperto di questioni scientifiche anche in relazione alle dinamiche geopolitiche, commentatore delle principali questioni ambientali.

A lui chiediamo di commentare questi contatti, così apparentemente ‘sorridenti’, fra Biden e Xi Jinping, dopo il G20 e dopo Glasgow, ricordando che oggi Biden ha invitato Taiwan, e non la Cina, al summit per la democrazia.

La questione climatica è solo una scusa per entrambe le parti e la sortita di oggi ne è un esempio: il 9 e il 10 dicembre, 110 Paesi parteciperanno al summit. Pechino ha espresso forte opposizione alla mossa americana, che lascia fuori anche Russia e Turchia. Di Taiwan, comunque, parleremo a lungo, perché dietro quest’aspetto si nascondono equilibri ben più complessi. Xi sorride, ma non arretra di un passo, altro che! Per evitare lo scontro tra Cina e Usa, questi ultimi, a mio avviso, devono necessariamente tentare un passo indietro sul capitolo Taiwan. Durante il faccia a faccia tra il presidente cinese e quello americano l’isola nello Stretto di Formosa è stata al centro con toni di minacciosi, altro che sorrisi. La situazione è ben più preoccupante di come viene percepita dalla stampa di mezzo mondo. Le tensioni non si sono affatto placate nelle ultime settimane e sono state discusse, come ben noto, anche nella telefonata, quasi inconcludente, tra il Ministro degli Esteri cinese e il segretario di Stato Usa. La situazione è davvero molto calda e fa passare gli accordi di Glasgow in secondo piano. Gli aerei da guerra cinesi hanno volato in formazioni minacciose al largo dell’estremità meridionale di Taiwan, uno spettacolo improprio di potenza militare in occasione della giornata nazionale cinese, il 1 ottobre. Sì, queste scene le abbiamo sempre viste, ma il momento è molto più delicato per diverse questioni: dagli accordi sul clima alla cyber security. Queste incursioni aeree, dozzine e dozzine, ora hanno un significato diverso e sembrano testare le difese aeree di Taiwan. In ballo ci sono scontri ben più ampi fra Usa e Cina, ma Taiwan è la giusta miccia che Xi attende.

E gli Stati Uniti arretreranno?

Non è così semplice il punto. Iniziamo col dire che i jet di Taiwan si sono affrettati a tenere il passo, mentre gli Stati Uniti hanno avvertito la Cina che la sua attività militare provocatoria ha minato la stabilità regionale. Xi, nonostante queste frasi, non si è tirato indietro, sbagliando completamente approccio: dialogico nelle telefonate e provocatorio nei fatti. Ma di chi dobbiamo stupirci? Più di Biden o di Xi? Con l’intensificarsi di tali scontri, l’equilibrio di potere intorno a Taiwan sta cambiando radicalmente, spingendosi verso un’impasse decennale in una nuova fase di pericolo. Gli Usa hanno enormi colpe con la famosa dottrina dell’ambiguità: fornire armi e chiedere poi la pace. Un cane che si morde volontariamente la coda. Le dichiarazioni nette di Biden su Taiwan sono state uno scivolone clamoroso, che tutti i diplomatici hanno tentato di arginare invano. Possibile che il Presidente americano non sapesse che Taiwan è al centro di delicati equilibri mondiali? Sentendosi provocato Xi è tornato, per ora solo in apparenza, a rivendicare ambizioni sopite, ma la causa sono soprattutto gli errori esteri di Biden. Gli errori del presidente, peraltro molto noti a Kabul, stanno mettendo in serio imbarazzo l’America, oltre a minare i suoi consensi.

In realtà l’agenzia stampa taiwanese Cna ha dichiarato che i cittadini dell’isola, ad oggi, non provano paura…

I cittadini, lì, abituati a certi comportamenti, ora non hanno davvero il polso della situazione, purtroppo. Non si rendono conto di come Usa e Cina stiano testando i posizionamenti di una guerra ‘fredda’ che è diversa da quella che abbiamo conosciuto, diversa da una guerra di altri tempi; oggi sarebbe giocata con minacce ben più sottili rispetto agli anni Novanta. Queste contese hanno al centro interessi più recenti rispetto al dossier Taiwan, per esempio la competizione tecnologica dell’isola rispetto alla filiera globale della fabbricazione dei processori. Xi ambisce a livelli di primo piano e gli errori di Biden non fanno altro che aiutarlo”.




Fonte: Ilmanifesto.it