Dicembre 29, 2021
Da Il Manifesto
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Le Alpi stanno cambiando colore, dal bianco al verde. La neve si ritira, il bosco avanza. L’industria dello sci ha bisogno di neve artificiale, perché le piste di discesa s’imbiancano a colpi di cannone, un investimento non da poco in tempo di pandemia. Per secoli le grandi montagne, che oggi percepiamo come monumenti straordinari alla natura, sono state percepite come ricettacoli di demoni, streghe e presenze malefiche. E infatti, per i montanari del XVI e XVII secolo l’avanzata dei ghiacciai era una maledizione perché la montagna incorporava l’immagine del maligno. Per questo motivo, il ritiro medievale dei ghiacci fu vissuto con sentimenti di liberazione.

TERRA di demoni, ma anche di eresie. È il Marchesato di Saluzzo, provincia di Cuneo. Il Monviso sullo sfondo, e da qui la candidatura «Saluzzo Monviso» a Capitale della Cultura 2024. In queste terre gli eretici patirono dure persecuzioni e furono costretti alla diaspora. Pensiamo ai valdesi e ai riformati: da Saluzzo e dalle sue valli, in particolare dalle valli Maira, Varaita e Grana, in centinaia raggiunsero Ginevra e si formarono alla fede di Calvino. Se Saluzzo Monviso diventerà Capitale della Cultura nel 2024, gli eretici saranno in pole position: a loro verrà dedicata una competizione tra street artist, che li racconteranno con pannelli e proiezioni dentro e fuori il Filatoio di Caraglio che da oltre vent’anni propone al pubblico mostre di arte contemporanea. In questa stessa sede, la Compagnia blucinQue realizzerà uno spettacolo in due tempi. Protagonista il fuoco: nella prima parte gli artisti saranno assimilati ai grandi artisti del Novecento, nella seconda verrà messa in scena e raccontata – con voci e musica – l’esperienza dei giovanissimi partigiani.

QUESTA è stata infatti anche terra di disobbedienza civile, di rivolta al nazifascismo. Dopo l’8 settembre, qui nacquero le prime formazioni partigiane. Borgata Paraloup (in occitano vuol dire «al riparo dai lupi»), per esempio, si trova all’interno di una fitta rete di sentieri e piccole mulattiere che collegano le varie borgate. Le stesse che percorrevano i montanari e i partigiani, oggi sono percorse a piedi, in bici, a cavallo oppure con le ciaspole e sci alpinismo nel periodo invernale. Tre i percorsi principali: il Sentiero della Libertà parte da Madonna del Colletto in Valle Gesso, passa da Festiona, attraversa il fiume Stura ed arriva a Valloriate e Paraloup per poi proseguire verso San Matteo in Valle Grana, ripercorrendo il tragitto della banda partigiana Italia Libera; la Via della Resistenza unisce in circa un’ora di cammino Borgata Paraloup con i Chiotti di Valloriate; e l’itinerario escursionistico Migratour che unisce in nove tappe Caraglio alla località francese di Barcelonnette, sulle orme della gente che attraversava le montagne in cerca di fortuna, un viaggio nella memoria avendo come tematica comune l’emigrazione, l’abbandono e – in tempi recenti – il ritorno alla montagna. Tra i luoghi abbandonati, e ora luogo di ritorno, vi è la borgata occitana di Ostana, sul versante soleggiato della Valle Po con vista splendida sul gruppo del Monviso. 1282 metri di altitudine, ottanta abitanti. Case di pietra e tetti di lose, ovvero le coperture in pietra naturale di Luserna. Situata appena prima della località di Crissolo che chiude la valle, Ostana è tra borghi più belli d’Italia.

DAL 1984, qui vive il regista e sceneggiatore Fredo Valla, promotore della lingua occitana che in queste settimane è in tournée con il suo docufilm Bogre – La grande eresia europea (200 minuti, in bulgaro, francese, occitano, italiano e bosniaco) sulle tracce di Catari e Bogomìli, girato tra Bulgaria, Occitania, Italia e Bosnia. Si tratta di un progetto di ricerca sul legame tra i due movimenti, attestato dalla parola occitana «Bogre» che il padre del regista usava come insulto: se letteralmente vuol dire «bulgaro», dal XII secolo era diventato un dispregiativo diretto ai Catari d’Occitania e nel tempo ha assunto il significato di «colui che maschera la verità». Il docufilm riscopre una storia di idee, religioni, persone che è diventata eresia e si è dissolta nella persecuzione. La filiazione del catarismo dal bogomilismo, fil rouge del film di cui Valla è voce narrante e protagonista, è la testimonianza di un continente in cui le idee viaggiavano da un capo all’altro molto prima che l’Europa si avviasse ad essere unita. Da qui il sottotitolo La grande eresia europea, ma da qui anche il recupero di una storia dimenticata che offre un’occasione di riflessione particolarmente attuale.
Con Fredo Valla, l’occitano sarà uno dei fili conduttori di Saluzzo Monviso Capitale della Cultura 2024. «La lingua d’òc è stata a lungo associata ai ceti umili e alle generazioni più anziane, mentre tra i secoli XI e XIV ha ricoperto un ruolo di prestigio nel panorama linguistico e letterario europeo, diventando idioma della cultura in tutta l’Europa, dalla Spagna all’Ungheria al Veneto italiano, e quindi anche al di fuori delle regioni attualmente occitane (Midì francese, Val d’Aran in Catalunya e Valli occitane in Piemonte)», spiega Valla.

ALLA FINE del X secolo l’occitano conobbe una stagione straordinaria grazie al movimento letterario dei trobador, poeti di versi a tema amoroso, politico e satirico. «Nel 2024 vorremmo organizzare una grande mostra dal titolo “Trovatori in Italia”: storia, fortune e futuro. Prevediamo un film a tre dimensioni, sul modello di quella dedicata nel 2018 a Ferrara all’Orlando Furioso, con letture, performances teatrali e concerti in cui coinvolgeremo le comunità di immigrati albanesi e cinesi, numerosi nelle nostre terre». In attesa di sapere se Saluzzo Monviso diventerà Capitale della Cultura nel 2024, vale comunque la pena di avventurarsi da queste parti. D’inverno, partendo da Ostana si può salire fino ai 2300 metri del crinale di Cima Ostanetta, praticando lo sci-alpinismo o utilizzando racchette da neve.

IN ESTATE si possono percorrere gli itinerari escursionistici Le Vie d’Oustano, suddivise per tema: le borgate, le mèire, i pascoli. I Rënèis, che li gestiscono e le tengono in ordine, si offrono di accompagnare i visitatori. Ostana si trova al centro del percorso escursionistico Orizzonte Monviso, un anello di oltre 50 km di lunghezza che comprende tutti i comuni dell’Alta Valle Po affrontabili a piedi e in mountain bike. Questo percorso si snoda ai piedi del Monviso e da Ostana, offre la vista indimenticabile sul «Re di Pietra».
Nell’economia agricola del passato la patata era l’elemento base delle famiglie ostanesi. Il piatto tipico è dunque la polenta di patate e grano saraceno, che si serve ben calda ed è ottima con formaggio, aioli, banho dë cousso (salsa di zucca) e con la banho dal jòous, la «salsa del giovedì», fatta con il latticino residuo della preparazione del burro, che normalmente avveniva il giovedì, così da portarlo il venerdì al mercato di Paesana.




Fonte: Ilmanifesto.it