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Performance questa mattina al Nettuno: “Invaderemo lo spazio pubblico con i nostri corpi, la nostra rabbia e la nostra gioia contro i continui attacchi misogini e omolesbobitransfobici. Tali attacchi hanno una dimensione transnazionale: l’uscita dalla convenzione di Istanbul voluta da Erdogan ha come base la stessa retorica degli attacchi alla legge Zan in Italia”.

26 Giugno 2021 – 17:23

Un telo di plastica nero con le foto di Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Donald Trump, Recep Erdogan, Simone Pillon e Mario Adinolfi, ma anche quella di Papa Francesco, calpestate a piedi nudi lasciando impronte di vernice fucsia. La performance ha caratterizzato questa settimana la conferenza stampa di Rivolta pride per lanciare  la settimana transfemminista, che culminerà nella manifestazione di sabato prossimo.

“Numerosissime realtà sul territorio bolognese  insieme hanno deciso di prendere parola verso un Pride unitario e una giornata di lotta transnazionale”, spiegano le attiviste. “Da oggi fino al 3 luglio – proseguono – invaderemo lo spazio pubblico con i nostri corpi, la nostra rabbia e la nostra gioia contro i continui attacchi misogini e omolesbobitransfobici. Tali attacchi hanno una dimensione transnazionale: l’uscita dalla convenzione di Istanbul voluta da Erdogan ha come base la stessa retorica degli attacchi alla legge Zan in Italia. Questi attacchi familisti e ultraconservatori di fatto legittimano la violenza che subiamo quotidianamente e sono la reazione eterocispatriarcale alla nostra rivendicazione di autodeterminazione. Solo qualche giorno fa abbiamo assistito all’ennesimo attacco nei confronti delle persone LGBT*QIA+ da parte della Chiesa Cattolica, che, impugnando il concordato, ha provato a ostacolare il DDL Zan. La crisi della famiglia nucleare, elemento fondante per la riproduzione dello stato nazione, crea preoccupazione e così riaffermare la necessità di quel modello diventa fondamentale sia dal punto di vista sociale, per evitare che donne e fr0ce possano definitivamente rifiutarlo, sia da quello economico, perché come sappiamo famiglia vuol dire lavoro domestico gratuito e tagli sul welfare. Se in Italia il governo risponde con gli Stati Generali della Natalità, dove il primo ministro sfila davanti al Papa additando le donne di rifiutarsi di accogliere il dono della maternità per questioni individualistiche, noi rispondiamo con gli Stati GENDERali!”.

Si legge poi: “Per tutto questo il primo luglio, data ufficiale di uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, ci uniremo alle proteste transnazionali che agiteranno gran parte del mondo. Con la stessa rabbia che ci ha animate nelle strade di Verona Città Transfemminista, quando abbiamo contestato il World Congress of Family, e che continua a muoverci scenderemo ancora una volta in piazza: saremo parte della mobilitazione transnazionale lanciata dai movimenti delle donne e persone Lgbt*qia+ in Turchia e della rete E.A.S.T. – Essential Autonomous Struggles Transnational, in connessione con le mobilitazioni femministe e transfemministe contro la violenza maschile e di Stato in America Latina, per dire chiaramente che non accetteremo di pagare le conseguenze delle sindemia sui nostri corpi. Per tutto questo il 3 luglio ci troveremo attraverseremo la città con il Rivolta Pride, grazie a una nuova progettualità politica che abbraccia associazioni e collettivi, attivist* e in generale tuttu coloro che ritengono inaccettabile la violenza neofondamentalista cattolica, omolesbobitransfobica, misogina e familità che sta insistendo sui nostri corpi. Ci scontriamo ancora con la retorica sessista, Lgbt*qia+fobica, e di giustificazione della violenza per cui è molto difficile vivere il proprio genere e orientamento sessuale, qualsiasi essi siano, in modo non normato ed non egemonico. Abbattere il binarismo imposto e l’eterocisnorma significa lottare per la salute universale, contro l’esclusione economica e sociale, spesso più gravi per persone migranti e per persone con disabilità, per le lavoratrici e lavoratori sessuali e per quelle persone che più stanno pagando il prezzo dell’aumento di povertà ai tempi del Covid: vogliamo il reddito di autodeterminazione, vogliamo reddito di riparazione per la violenza e le ingiustizie che siamo abituat* a contrastare quotidianamente. Vogliamo abbattere il binarismo e non accettiamo la contrapposizione tra diritti delle donne e lesbiche e diritti delle persone trans, non accettiamo scambi politici sui nostri corpi e sulla materialità delle nostre vite. Non vogliamo tornare alla normalità perché era il problema, perché rappresenta la matrice comune della violenza sistemica che ci colpisce tutt*. Ne abbiamo abbastanza! Per tutto questo Bologna dal 26 giugno al 3 luglio è transfemminista e transnazionale!”




Fonte: Zic.it