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“Confermata la chiusura del deposito dell’Area 7 all’Interporto al 31 ottobre. Nessun passo indietro da parte della multinazionale spagnola”, scrive il sindacato al termine della nuova riunione del Tavolo di salvaguardia che si è svolta ieri.

28 Agosto 2021 – 14:12

“Logista ha finalmente calato il sipario e oggi (ieri, ndr) ha affermato davanti a tutti gli spettatori del Tavolo che di ‘salvaguardia dei posti di lavoro all’interno dei suoi appalti’ non vuol sentir parlare. Confermata quindi la chiusura del deposito dell’Area 7 all’Interporto al 31 ottobre. Nessun passo indietro da parte della multinazionale spagnola rispetto alle sue reali intenzioni, intraprese in maniera unilaterale da tempo ma comunicate ai lavoratori nella giornata del 31 luglio (con WhatsApp e telefonate)”. Così i Si Cobas, che aggiungono: “E’ stato nuovamente presentato un percorso di ‘formazione e ricollocazioni per conto di agenzie di somministrazione ingaggiate da Logista’. Percorso che dovrebbe incrociare la disponibilità di aziende terze contatattate dal direttore dell’Interporto e da Confindustria Emila-Romagna. Scartata quindi da Logista l’ipotesi di ricollocazione negli ambiti locali di propria pertinenza, a partire dalla gestione dell’appalto che la multinazionale ha in esclusiva su Philip Morris. Sembra inoltre sfumare l’ipotesi di una cassa integrazione che continui a tutelare i lavoratori in appalto sino al termine di questi promessi ricollocamenti per la natura stessa del Fis, strumento che (per legge) risulta impossibile utilizzare se non vi è continuità produttiva di un sito”.

L’incontro di ieri “evidenzia ancora una volta- continua il sindacato- la fase di impotenza e collaborazione che Governo e parti sociali sono e saranno costrette a subire. Di fronte allo strapotere e all’arroganza di multinazionali che continuano ad operare indisturbate con l’unico obiettivo di accrescere il loro profitto, di fronte a piani di ristrutturazione che i cda decidono senza alcun confronto con le rappresentanze e sulle spalle dei lavoratori, resta solo l’intervento pubblico della cassa integrazione pagata dai cittadini. Logista non sarà l’unica a mantenere la libertà di agire come meglio crede sul territorio, spostando come in questo caso la produzione a 200 km dove il costo del lavoro è minore e dove non esiste salvaguardia per i lavoratori. E lo farà con l’unica preoccupazione di non perderci la faccia, perché la forma per questi Signori è tutto, non potendo contare sulla sostanza. Entro il 10 settembre vi sarà infine l’ultimo incontro che valuterà nel concreto le nuove offerte di lavoro ovviamente alle stesse condizioni economiche e normative. In assenza di tali tutele e in assenza di garanzie sulle stesse i lavoratori saranno lieti di riprendere la strada della lotta per la difesa dei loro diritti”.

Dal canto loro, i dirigenti dell’azienda si sono detti in un comunicato stampa diffuso al termine del tavolo “convinti che l’impegno di Logista in questo contesto sia un esempio della volontà delle aziende di tenere in forte considerazione gli interessi dei lavoratori”.




Fonte: Zic.it