Novembre 10, 2021
Da Infoaut
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Stretta del Ministero dell’Interno contro le manifestazioni “No green pass” in Italia: saranno concessi sit-in ma tassativamente fuori dai centri storici. Lo annuncia il sottosegretario Carlo Sibilia. Il Viminale ha varato la misura perchè – secondo lo stesso – le manifestazioni paralizzano i centri di diverse città da molti sabati consecutivi e, sempre secondo il Ministero, creano grossi assembramenti di persone non vaccinate.

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Le regole che il Governo intende imporre non riguarderanno solo le piazze “No green pass”. “Il nuovo pacchetto di provvedimenti – riporta Marco Bersani su Attac-Italia – non disconosce il diritto a manifestare, ma lo colloca dopo il ‘diritto’ dei cittadini a non partecipare ai cortei e dopo il ‘diritto’ dei commercianti agli usuali benefici dallo shopping natalizio”. Dunque saranno vietati i cortei nei centri storici delle città, in tutte le vie dei negozi e in prossimità dei punti sensibili. E, laddove non ci siano “particolari esigenze e garanzie”, saranno vietati i cortei e permesse solo manifestazioni statiche.

Marco Bersani, giornalista di Attac-Italia in merito all’articolo dal titolo “Draghi all’assalto della democrazia“. Ascolta o Scarica.

Tra gli altri, i motivi economici. I cortei ‘no green pass’ “fanno perdere il 30% del fatturato”. A dirlo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, a margine dell’apertura del Forum di Conftrasporto, rispondendo a una domanda sull’effetto delle manifestazioni sul settore che rappresenta. I cortei “che si susseguono ogni sabato – aggiunge – sono inaccettabili”. “Ci informeremo se queste direttive sono lecite”, precisa Stefano Puzzer, leader del movimento no green pass di Trieste.

Frank Cimini giornalista di giustiziami.itgiustiziami.it Ascolta o Scarica.

Un modello che era già stato tentato nel 2009, quando ministro dell’Interno era il leghista Roberto Maroni e l’Italia era segnata da manifestazioni quotidiane degli studenti. Il 26 gennaio di quell’anno, dopo mesi di proteste e scontri in piazza con le forze dell’ordine, fu emanata una direttiva che prevedeva di «limitare l’accesso ad alcune aree particolarmente sensibili per motivi sociali, culturali o religiosi o che siano caratterizzate da un notevole afflusso di persone o nelle aree nelle quali siano collocati obiettivi critici». Ma consentiva anche di «sottrarre alcune aree alle manifestazioni e prevedere forme di garanzia per gli eventuali danni». Con un obiettivo dichiarato: «Garantire il diritto di riunirsi e manifestare liberamente, preservando allo stesso tempo l’ordinato svolgimento della convivenza civile».

Il commento di Italo di Sabato dell’Osservatorio Repressione. Ascolta o Scarica.

Da Radio Onda d’Urto

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Fonte: Infoaut.org