Ottobre 24, 2022
Da Umanita Nova
192 visualizzazioni

Le prigioni non fanno sparire i problemi sociali, fanno sparire gli esseri umani.” ( Angela Davis)

Milano, sabato 8 ottobre 2022, un caldissimo pomeriggio.

Perché un migliaio di persone più o meno giovani, invece di ammazzarsi dentro un pub con una birra nel divertimentificio a cielo aperto che è Milano, sono scesi in piazza per dire No alle prigioni (a tutte le prigioni) e a gridare a voce piena: “Vincenzo libero!” perché?

21 anni fa, esattamente nel luglio del 2001, a Genova, centinaia di migliaia di persone scesero in piazza contro il G8; contro quella macchina da guerra chiamata capitalismo che saccheggia e devasta il pianeta e i suoi abitanti. La risposta dello stato non si fece attendere: una repressione senza precedenti da parte delle polizie si abbatté sui manifestanti con una ferocia inaudita da far rabbrividire… Pestaggi, torture; alla Diaz come a Bolzaneto. Si definisce macelleria messicana, quella pratica messa in atto contro le ragazze e i ragazzi del Social Forum, dopo l’omicidio di Carlo Giuliani a Piazza Alimonda.

Occorre ricordare che a dirigere le operazioni poliziesche nella cosiddetta cabina di regia del Viminale, c’era allora un signore, un fascista che risponde al nome di Gianfranco Fini, allora a capo dell’estrema destra italiana, erede dei vecchi gerarchi mussoliniani e numero 2 in carica del governo Berlusconi. Nei giorni di Genova il vicepresidente del consiglio fu presente in prefettura e per alcune ore nella caserma dei carabinieri di Forte San Giuliano.

A detta di tutti a Genova in quei giorni ci fu una “sospensione della democrazia”; secondo Amnesty International, quanto accadde durante il G8 di Genova 2001 fu la “più grande violazione dei diritti umani e democratici in un paese occidentale dalla Seconda Guerra Mondiale”.

Sono passati oltre 20 anni e c’è ancora chi sta pagando, solo a causa di una vendetta di Stato. Vincenzo Vecchi è uno di questi. Dopo Genova, si era giustamente sottratto al carcere e si era rifugiato in Francia dove lavorava. Nel 2019 il suo arresto fa scattare la richiesta di estradizione che verrà rifiutata per ben due volte. Allora, da parte dello Stato italiano, la richiesta di estradizione viene fatta direttamente alla Corte di giustizia dell’Unione europea con sede in Lussemburgo che, non solo la accetta, ma invita pure la Francia a sorvolare sul rispetto di alcuni principi fondamentali a garanzia della persona suggerendo, anzi, di applicare lo stesso principio giuridico previsto per la circolazione delle merci… Se la Francia dovesse accettare l’invito, la morsa repressiva diverrebbe sempre più forte, mandando le persone in prigione solo sulla base di un sospetto e senza alcuna prova.

Vincenzo, a Genova nel 2001, era lì come migliaia di altri compagni e come tanti altri venne accusato di devastazione e saccheggio.

Ma torniamo alla giornata di oggi, nella quale a Milano si è cercato di far sentire la voce di tutto un mondo che si vuole silenziare. In un paese dove le persone, appena uscite da 2 anni di lockdown, vengono ora terrorizzate dai media con la minaccia di una possibile guerra nucleare imminente.

La risposta dell’apparato poliziesco ai manifestanti è stata lo schieramento ad ogni angolo di strada di centinaia di poliziotti in assetto di guerra, come se stessero per partire per l’Ucraina… Della serie: l’universo consumistico creato dal capitalismo che ci manovra, ci vuole quasi incoscienti rispetto a quello che avviene intorno a noi e non va disturbato.

La vicenda di Vincenzo è solo l’ultima infamia da parte di un apparato criminale statale che cerca di addossare la responsabilità dei suoi disastri sulle spalle di persone che non si fanno irretire dalle sirene dello Stato. Chi non sta alle regole del “giogo” istituzionale va fermato, inquadrato, represso.

Dobbiamo dire No a tutte le prigioni, a partire da quella rappresentata da una società come la nostra, le cui catene invisibili, sono come lo scintillante fardello di una finzione. “Non pensare, lavora e divertiti…tanto qualcuno pensa per te; paga ciò che consumi e non curarti degli altri”, sembrano essere solo alcuni dei mantra di una filosofia spicciola posta in essere da chi ci governa sul globo terracqueo.

Bisogna rompere questa logica aberrante, mettere in crisi il sistema col mondo nuovo che ancora portiamo nei nostri cuori. Quel mondo che continua a crescere in questo istante…È l’unica via percorribile.

Noi portiamo un mondo nuovo qui, nei nostri cuori. Quel mondo sta crescendo in questo istante.” (Bonaventura Durruti)

Solidarietà con Vincenzo

Antod




Fonte: Umanitanova.org