Novembre 21, 2020
Da Affinita Libertarie
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Quella che segue Ăš la storia di H. rinchiuso nel CPR di Gradisca dal 12 luglio. Una storia  emblematica di come il sistema del rimpatrio e della detenzione amministrativa in Italia sia in realtĂ  un tritacarne di vite umane. Questa storia perĂČ ha qualcosa di diverso dalle altre, perchĂ© si intreccia con l’inchiesta sui carabinieri della caserma Levante di Piacenza.

Come riportato in numerosi articoli di stampa facilmente reperibili online, H. viene fermato nell’ottobre 2017 in un parco della sua cittĂ  assieme alla sua ragazza, e viene portato nella caserma dei carabinieri. La cittĂ  Ăš Piacenza, la caserma quella di Levante, salita agli onori delle cronache perchĂ© lĂŹ dentro i carabinieri tenevano le fila del traffico di droga della cittĂ , torturavano e arrestavano illegalmente.

Secondo quegli articoli, H. viene arrestato dai carabinieri, che lo riempiono di botte (e ora per questo sono indagati) e gli mettono dell’hashish in tasca, accusandolo di spaccio. I carabinieri di Piacenza possono cosĂŹ vantare l’arresto di uno spacciatore, e H. a causa di quei fatti finisce in carcere per quattro mesi.

Poco dopo essere scarcerato, il 12 luglio scorso, viene portato nel CPR di Gradisca. Viene tenuto in isolamento per settimane in una cella senza nemmeno un materasso su cui dormire. Si ritrova con una grossa cisti in testa, vorrebbe essere visitato da un medico, ma le sue richieste rimangono inascoltate. Minaccia di tagliarsi la cisti con un rasoio: â€œalmeno cosĂŹ mi porteranno in ospedale”, dice.

Il 4 agosto H. viene portato dal Giudice di Pace che deve convalidare il rinnovo del trattenimento nel CPR emesso dal Questore di Gorizia. Ăˆ fiducioso, nel frattempo la veritĂ  Ăš venuta a galla e se ne parla su tutti i media. Ma il buon senso, la ragione e la giustizia non abitano in quel tribunale. Da quando il CPR di Gradisca Ăš stato aperto gli avvocati degli internati ci hanno segnalato numerosi casi di persone che avrebbero potuto o dovuto essere liberate, ma sono state costrette a rimanere rinchiuse, perchĂ© il giudice La Licata convalida quasi sempre i trattenimenti. Per H. sentenzia 45 giorni di trattenimento.

Lui non si capacita della cosa, durante la notte sale sul tetto di una struttura dentro il CPR, circondato da decine di agenti che lo inseguono. Poi scivola, cade giĂč, si frattura una mano. Passa molte ore a urlare dal dolore, ma non viene portato in Pronto soccorso, e la sua avvocata Ăš costretta a telefonare e insistere perchĂ© venga visitato in ospedale.

H. nel CPR non dovrebbe starci, cosĂŹ come non dovrebbero starci tutti gli altri reclusi; lui, in piĂč, Ăš parte lesa e dovrĂ  testimoniare al processo di Piacenza.

Purtroppo tutto questo avviene quando i fatti di quella caserma dei carabinieri sembrano giĂ  dimenticati, mentre manipoli fascisti irrompono in Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, il quale asseconda le loro richieste azzerando i fondi destinati all’integrazione delle persone straniere, e sui social si invocano i forni crematori per le persone che precise scelte politiche assembrano a centinaia dentro caserme dismesse, per poi denunciare a gran voce il pericolo dello straniero untore.

Noi perĂČ non dimentichiamo, la storia di H. Ăš scritta nero su bianco, nessuno potrĂ  dire di non sapere. Se H. verrĂ  deportato contro la sua volontĂ  nel suo Paese d’origine, se gli succederĂ  qualcosa dentro al CPR, se non verrĂ  liberato, ci ricorderemo che lui era testimone e parte lesa in un processo che ha tra gli imputati dei cosiddetti servitori dello Stato.




Fonte: Affinitalibertarie.noblogs.org