Ottobre 12, 2021
Da Il Manifesto
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Nel mezzo di quella linea che separa la sicurezza dalla paura, l’angoscia dalla serenità. Il noto dall’ignoto. Cosa può spingere a superarla, quella linea? Solo l’eroico e drammatico desiderio di abbandonare le proprie certezze ed esplorare gli angoli più nascosti del proprio animo, dove si intravedono, in penombra, le tante insicurezze dell’uomo? Questo sembra domandarsi e domandare a chiunque voglia impossessarsi della sua musica, James Blake, musicista a tutto tondo, produttore, compositore, voce da efebo nel falsetto serrato. Lo testimonia per bene il suo nuovo disco: Friends That Break Your Heart. Di questi sentimenti, di queste preoccupazioni, Blake esplora splendori e orrori, portenti e minacce. È il suo disco più intimo, arriva dopo poco più di dieci anni di carriera e dopo mesi di pandemia trascorsi a raccontarsi nel modo più intimo possibile (eppure lo ha fatto attraverso un social): brevi live set su instagram, voce e pianoforte, dove non appare per niente star ma spesso incerto; molto umano, uno di noi praticamente.

E DURANTE i quali ha spesso presentato in anteprima i nuovi pezzi. Lui che aveva iniziato facendo il dj, lui che ha fatto del 2step uno stile pieno di dignità. Di quel approccio così tecnologicamente elaborato conserva alcuni frammenti, ma solo piccole tracce qua e là. Intarsi di elettronica che colorano ballad bellissime tristissime inquietantissime. Su tutte prende il sopravvento Famous Last Words. Regna un senso di nostalgia diversa in questo bel singolo. Le note diradate diventano le coperte calde di una culla accogliente, il falsetto sempre più accentuato esprime il senso dolce del ritorno all’inizio, quando niente c’era ancora, e tutto era ancora possibile. Nessuno di noi lo ricorda, quel tempo lì, però se volessimo provare a spiegarlo, potrebbe risuonare in queste note soffici. Grazie alla memoria o alla creatività lo possiamo così inventare oppure reinventare, ci dice James Blake. Canzoni pop? Lo sono e come. Riferimenti alla trap ce ne sono? Sicuramente ma poco importa. È il suo disco più tradizionale e il suo più bello.

COLTO E RAFFINATO come sempre, sornione e solitario al solito (eppure di collaborazioni ne ha fatte tante e qualcuna compare anche in questo suo disco), ha un fascino pazzesco e riesce subito a diventare vigile e pronto se serve. Musicista esemplare, artista d’altri tempi, anche quando si libera dei residui dello stupore tecnologico per indossare i panni del cantautore.




Fonte: Ilmanifesto.it