Ottobre 26, 2021
Da Il Manifesto
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In attesa che gli undici membri della Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) sul Covid si pronuncino sul rapporto finale di oltre 1.100 pagine presentato dal relatore Renan Calheiros (nel momento in cui andiamo in stampa il voto è ancora in corso), c’è una domanda che tutti si pongono: la Cpi «dará em pizza» (finirà cioè a tarallucci e vino)?

«Voglio vedere chi potrà chiudere gli occhi su più di 600mila morti. E voglio vedere con quale possibile giustificazione si eviterà di punire i responsabili», ha lanciato la sfida il presidente della Cpi Omaz Aziz. Il suo messaggio, postato sulle reti sociali, ha un destinatario preciso: il procuratore generale Augusto Aras, alleato di ferro di Bolsonaro, a cui spetterà il compito di confermare o archiviare la richiesta di incriminazione del presidente, su cui pesano nove capi d’accusa, dalla ciarlataneria ai crimini contro l’umanità.

Gli accusati nel frattempo sono saliti a 81, con l’inclusione all’ultimo minuto del governatore dello Stato di Amazonas Wilson Lima e dell’ex-segretario della Salute dello stato Marcellus Campêlo, in riferimento a quella tragedia nella tragedia che è stata la gestione del Covid a Manaus.

L’ultimissimo ingresso è stato però quello di un membro della stessa Cpi, il senatore bolsonarista Luis Carlos Heinze, che nel suo intervento in commissione è tornato come nulla fosse a tessere le lodi del «trattamento precoce» bocciato dalla scienza.

Ma a chiarire con quale spirito sarebbe cominciata l’ultima sessione della Cpi, al termine di sei mesi di lavori, ci aveva pensato Calheiros parlando poco prima ai giornalisti, quando aveva definito Bolsonaro un «serial killer».

E l’inizio della sessione non è stato da meno, con l’approvazione della richiesta del senatore Randolfe Rodrigues di bandire il presidente dalle reti sociali e di esigere una ritrattazione pubblica rispetto alla sua ultima, clamorosa fake: il legame tra il vaccino anti-Covid e l’Aids (il video con la sua nuova perla era già stato rimosso da Facebook, Instagram e Youtube).

La presidenza «non è roba da osteria in cui uno parla senza pensare bevendo birra e mangiando churrasquinho», ha commentato Aziz in risposta al bolsonarista Jorginho Mello, l’unico a votare contro la richiesta di inviare l’allucinante dichiarazione al giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes, relatore del caso delle fake news in cui il presidente risulta tra gli indagati.

Intanto, da questo lato dell’Atlantico, il conferimento della cittadinanza onoraria al «serial killer» da parte del consiglio comunale di Anguillara Veneta – barricatosi nell’aula consiliare in mezzo alle proteste – continua a far discutere. Contro la decisione dell’amministrazione guidata dalla sindaca leghista Alessandra Buoso – basata sulla risibile motivazione che il bisnonno di Bolsonaro era originario proprio della cittadina della Bassa padovana – sono piovute critiche a non finire: delle forze politiche, dell’Anpi, dei missionari italiani in Brasile, del Comitato Lula livre, dell’Associazione di ricercatori italiani in Brasile, solo per citarne alcune.

«Magari si potrebbe proporre al paese natale di Hitler in Austria, Braunau am Inn, di conferirgli la cittadinanza onoraria post mortem, visto che è nato là», hanno scritto la presidente dell’associazione dei partigiani padovani Floriana Rizzetto e il vicepresidente Maurizio Angelini. E chissà cosa potrebbe succedere se, come dice qualcuno (manca la conferma), Bolsonaro dopo la chiusura del G20 a Roma si recherà davvero ad Anguillara Veneta per farsi omaggiare – esperienza decisamente insolita nei suoi viaggi all’estero.




Fonte: Ilmanifesto.it