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Per la prima volta ai suoi legali è stato concesso di ottenere una copia del fascicolo prodotto dall’accusa. “Ad ogni rinnovo e prolungamento della detenzione la nostra preoccupazione per la sorte e il futuro di Patrick aumenta”, scrivono le/gli attiviste/i della campagna Patrick Libero. E intanto l’Italia ospita, a Ravenna, il ministro del Petrolio e delle risorse minerarie dell’Egitto.

28 Settembre 2021 – 16:50

E’ stata rimandata al 7 dicembre l’udienza del processo a Patrick Zaki. Lo riferiscono le/gli attiviste/i della campagna Patrick Libero e l’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), l’ong con cui Zaki collaborava. All’inizio dell’udienza di oggi, la seconda, gli avvocati del ricercatore iscritto all’Università di Bologna avevano chiesto un rinvio per avere il tempo di ottenere e studiare il fascicolo prodotto dall’accusa e, a quanto trapela dall’Egitto, i giudici per la prima volta hanno consegnato ai legali una copia ufficiale del dossier. Zaki era arrivato stamattina in manette nell’aula del Tribunale di emergenza per la sicurezza dello Stato, a Mansoura, dove i giudici sono chiamati a pronunciarsi sui reati di diffusione di false notizie in Egitto e all’estero per un articolo sui diritti dei copti pubblicato nel 2019 su un sito web (ma negli ultimi giorni, sulla stampa italiana è circolata la notizia secondo cui resterebbero a carico del ricercatore anche i capi d’accusa iniziale, quelli di propaganda sovversiva e terroristica). “La situazione si fa più difficile giorno dopo giorno per Patrick e la sua famiglia, dato che a Patrick mancano ormai pochi mesi per completare il suo secondo anno nelle carceri egiziane”, scrive la campagna Patrick Libero, aggiungendo che “ad ogni rinnovo e prolungamento della detenzione, la nostra preoccupazione per la sorte e il futuro di Patrick aumenta, poiché ormai ci è chiaro che lo scopo delle autorità egiziane è che Patrick passi il più a lungo possibile in prigione senza alcuna base legale”. La situazione è “talmente disperata che ricorda quando, negli Stati Uniti, le esecuzioni vengono sospese e rinviate di un giorno. Si pensa di avere almeno un po’ più di tempo, ma non è una cosa utile in realtà. Il rinvio dell’udienza che i giudici di Mansoura hanno accordato ai legali di Zaki ha quasi il sapore della punizione: abbiamo davanti a noi l’intero mese di ottobre e novembre, oltre 70 giorni di attesa. Ed è ironico anche che abbiano rimandato al 7 dicembre, giorno in cui cade il 22esimo mese di carcere preventivo”, commenta Amnesty International.

Mentre l’ong EgyptWide protesta per il fatto che “mentre a Mansoura, in Egitto, si celebra la seconda udienza del processo a Zaki, in Italia viene invitato il ministro dell’Energia. Proviamo profondo sdegno per l’ipocrisia della politica italiana che, se da un lato sostiene di volere la liberazione di Zaki, dall’altro continua a promuovere la cooperazione con il regime nei settori che più ne rafforzano il potere, quali quello dell’energia fossile e dei sistemi d’arma”. Oggi a Ravenna, infatti, si svolge la prima della tre giorni di eventi di “Omc-Med Energy Conference and Exhibition – Ripensare l’energia insieme: alleanze per un futuro energetico sostenibile” promossa dalla Camera di commercio di Ravenna, Assomineraria e Associazione ravennate operatori oil and gas: in programma c’è anche la partecipazione del ministro del Petrolio e delle risorse minerarie dell’Egitto, Tarek El-Molla.




Fonte: Zic.it