194 visualizzazioni

“Non tutti hanno potuto beneficiare del grande sostengo e della grande attenzione che ha avuto la mia storia”, sottolinea il 31 enne egiziano.

26 Giugno 2022 – 17:35

“Le istituzioni e le università europee dovrebbero fare ancora di più per difendere i loro ricercatori dalla repressione e l’umiliazione che subiscono in giro per il mondo. Non c’è solo la mia vicenda, che anche grazie al sostegno dell’Università di Bologna tutti conoscono, ma ce ne sono molte altre come quella di Ahmed Samir Santawi, dell’Università centrale europea di Vienna, in carcere dal gennaio del 2021″. Così Patrick Zaki nel corso di un videocollegamento effettuato durante la presentazione della Cattedra Unesco in Global Citizenship Education (Gced) in Higher Education dell’Università di Bologna. In Egitto il ricercatore dell’Alma Mater è accusato di aver diffuso “notizie false”, che rientra nella legge sull’anti-terrorismo, in relazione a un articolo sulle violenze contro la minoranza cristiana copta, di cui lui stesso fa parte. Inoltre “sono stato accusato- ricorda- di far parte anche di un gruppo terroristico”, in riferimento ad alcuni post su Facebook che secondo i suoi legali non apperterrebbero al suo profilo: “Questa è la strategia che viene adottata contro ogni attivista o studioso che esprime un punto di vista diverso da quello del governo. Mi chiedo cosa ci sia di terroristico nello studiare le minoranze di genere o sessuali”. L’appello di Zaki a tutelare tutti i ricercatori che vivono condizioni simili alla sua nasce anche dalla consapevolezza che “non tutti hanno potuto beneficiare del grande sostengo e della grande attenzione che ha avuto la mia storia”.




Fonte: Zic.it