Novembre 16, 2021
Da Il Manifesto
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I maligni – quelli che a ogni sua uscita discografica trovano un rimando se non peggio un plagio perpetrato nei confronti di brani altrui – potrebbero obiettare che il primo disco di cover di Zucchero tanto primo non è. Gli ammiratori del musicista emiliano – fra i pochi nel nostro paese ad ottenere consensi anche fuori dai confini, prima dell’esplosione del fenomeno Måneskin – lo attendevano invece da un po’ di tempo. Così anticipato in radio dal singolo Follow you Follow me, rilettura di uno dei primi singoli di successo dei Genesis post Peter Gabriel con una bella chitarra acustica in evidenza nell’intro, venerdì 19 arriva nei negozi fisici e virtuali in vari formati Discover (Polydor/Universal Music).

IDEA CHE BALENAVA nella testa di Zucchero da qualche anno, tanto che la prima «scrematura» – così ha raccontato durante l’incontro di presentazione del disco – è stata sulla base di 500 brani. Poi, spiega: «Ho dovuto ridurre, scegliendo con due anime l’amore per la melodia italiana e la musica afroamericana». Che è un po’ la matrice dei suoi progetti originali. Lungi l’idea karaoke che è alla base di molte produzioni di questo tipo, Sugar si è messo al lavoro con i suoi collaboratori prima e poi durante i mesi del lockdown: «Personalmente ho sofferto un paio di mesi e nel disco c’è un velo di malinconia, non ci sono brani aggressivi o tirati». Vero, la giocosità spesso manifestata nei suoi album qui viene – volutamente – messa da parte. Zucchero ha quindi spogliato e rivestito, nel suo stile, pezzi scelti nel canzoniere italiano e internazionale. Tanti ospiti – ma è una costante quella delle amicizie che finiscono prima o poi in sala di registrazione – qui c’è Bono a duettare con Sugar in Canta la Vita, versione italiana con il testo a firma di Zucchero del brano scritto dal leader degli U2 Let your love be known, e poi Elisa di cui riprende Luce (Tramonti a nord est), canzone del 2001 scritta insieme all’artista friulana a e che vinse Sanremo. E poi Mahmood (decisamene in palla) in Natural blues versione di Moby del brano Trouble so hard di Vera Hall.
Ma l’azzardo del disco – bisogna ammettere riuscito – è Ho visto Nina volare di Fabrizio De Andrè, in cui Zucchero sceglie di duettare virtualmente con Faber: «Non è un duetto canonico – ha precisato – più un cameo, ma ho sentito l’esigenza di far entrare la voce di Fabrizio come un vento caldo dietro la schiena che mi fa andare in ottava».




Fonte: Ilmanifesto.it